Il treno si fermò con un sibilo lungo e acuto, le porte si aprirono sbuffando e il solito gruppetto di pendolari scese controvoglia alla stazione di Faenza in una nuvola di vapore acqueo.
Poi entrò lei.
I corti capelli biondi intrappolati dalla sciarpa, gli occhi castani già in cerca di qualcuno, le guance punte di rosso e le labbra sfiorate di rossetto, strette tra i denti per concentrarsi. Lei faceva così tutte le mattine da quando l'aveva conosciuta ed era uno spettacolo meraviglioso. Ogni giorno entrava con i vestiti poco più pesanti, ogni tanto cambiava borsetta o scarpe, ma il suo rituale era sempre lo stesso e i suoi occhi brillavano sempre di attesa. Il momento più bello però veniva poco dopo: quando il suo sguardo si fissava sul solito sedile blu, nella terza cabina dalla testa del treno, al secondo posto di destra e ogni mattina, nonostante i ritardi, il caldo, la pioggia o la neve, lei si sedeva sul sedile di fronte. Era così bella quando parlava e dopo qualche mese sapeva tutto di lei, della sua casa a Faenza, del suo lavoro a Bologna, del suo fidanzato che saliva ogni mattina a Forlì e la baciava sulla guancia da tre mesi appena si sedeva. Era davvero un amore bellissimo da vedere, pensò il ragazzo che assisteva tutti i giorni a quello spettacolo e che per sbaglio li aveva presentati, cercando goffamente di dire a quella donna che era bellissima.