La notte era buia dentro la caverna e tutta la famiglia dormiva vicina sotto ad alcune coperte.
Solo un paio di occhi illuminava la notte, due piccole iridi troppo emozionate per dormire.
-Che cosa ho appena visto?-
Pensò eccitato il possessore di quegli occhi. Nel buio tiepido della grotta si guardò le mani ancora piccole, ma non riusciva a vedere nulla che non fosse una sagoma indistinta di dita.
Con leggerezza si fece largo tra le braccia e le gambe dei suoi familiari fino ad arrivare all’ingresso della caverna: la notte era illuminata da una falce di luna e da tante piccole stelle che brillavano nel cielo, vedeva lo spettacolo della via lattea e tutto era sereno e silenzioso.
Nel pallore di quella notte appoggiò la mano al bordo della parete; adesso poteva distinguere le sue 5 dita affusolate piene di tagli e calli, tra i suoi fratelli era quello che ne aveva di più perchè aiutava sempre papà a cacciare gli animali, già gli animali…
Aveva ancora vivido in testa l’aspetto di quell’essere con le corna e quattro zampe che gli era corso incontro poco prima. Nei suoi pochi anni di età non gli era mai successa una cosa simile.
A pochi metri dal suo piede c’era una piantina con delle bacche rosse, ne prese una manciata e le schiacciò tra le mani per farne uscire il succo rosso sangue, poi con un rametto della pianta si mise a tracciare dei segni sulla roccia.
Pochi minuti dopo quel ragazzo tornò a dormire fiero di quello che aveva lasciato sulla roccia: un’antilope rosso fuoco come quella che aveva visto ad occhi chiusi, ancora non sapeva che ciò che aveva visto era il primo sogno dell’umanità.