Giovanni voleva solo il suo TFR.
Niente di più e niente di meno.
Lavorava per questa compagnia da quando aveva abbastanza anni per farlo. Tutti i giorni con la sua divisa sotto il sole cocente del medio oriente: una vita da pazzi; così infatti lo additavano i familiari, i parenti stretti e gli amici. C’era solo una persona oltre al suo capo e pochi altri dirigenti che apprezzavano il suo indefesso lavoro ed era un suo lontano cugino, quasi coetaneo. Era l’unico che non si scandalizzasse di lui, o almeno così gli riferivano, non passava spesso da casa, anzi, le continue trasferte a cui era costretto dal suo lavoro non gli davano tempo per facezie quali avere una casa o una famiglia. Giovanni viveva senza radici, ma con un obiettivo ben chiaro, almeno fino al giorno in cui era stato arrestato, durante un turno di lavoro. Inutile dire che i suoi superiori non avevano mosso un dito per lui, i suoi familiari neanche sapevano cosa gli fosse capitato, il suo capo? Non una parola, non un messaggio, silenzio stampa. Giovanni voleva solo il suo TFR, almeno quello, da colui che l’aveva messo in quella situazione, ma non vide mai il becco d’un quattrino.