L’aria della sera era fredda e secca, non soffiava il vento e nel buio della notte la luce che usciva dalle case rischiarava debolmente le strade di Gerusalemme, era la notte di Pasqua: una notte di festa. L’unico suono che persisteva era il ripetuto rumore di ghiaia mossa dai passi di dodici uomini che in religioso silenzio camminavano nella notte. Pietro era confuso sul da farsi, dopo le parole del loro capo di poco prima aveva capito che quella notte sarebbe successo qualcosa di storico, in fondo erano tutti lì per questo no? Ogni tanto incrociava lo sguardo degli altri, riconosceva nei loro occhi la sua stessa confusione, ma era eccitato, pronto per quello che stavano per fare, se lo sentiva, era il momento, il momento di liberare il suo popolo dalla tirannia che lo schiacciava. Il gruppo entrò in un giardino nel quale erano soliti fermarsi, ma fu in quel momento che Pietro si accorse di alcune torce alle loro spalle, li avevano seguiti?
Una goccia di sudore gelato iniziò a scorrergli lentamente sulla schiena. In pochi secondi le torce si moltiplicarono, da ogni angolo delle strade apparvero soldati che gli puntavano le armi addosso, era un raid in piena regola non avevano via di fuga. Istintivamente portò la mano al fianco destro, ma una voce alle sue spalle lo bloccò.
<Chi cercate?>
Nessuno sapeva cosa fare, Pietro era terrorizzato, non doveva andare così, non dovevano scoprirli adesso, era troppo presto, doveva fare qualcosa, ma le sue gambe erano inchiodate al suolo e le voci dei suoi compagni erano solo echi lontani persi nel nulla della sua mente disorientata. Cosa ci faceva lui lì? Lui che aveva avuto tutto dalla vita e lo aveva lasciato per unirsi a quella banda di rivoluzionari? Per la prima volta da quando si era unito a quel gruppo aveva paura, paura di essere catturato, paura di perdere tutto; lui era il secondo in comando, il secondo che avrebbero ammazzato; non doveva finire così, non l'avrebbe permesso.
Tutti erano ancora immobili, la tensione palpabile, gli assalitori ancora non si erano fatti avanti, anzi, i più vicini indietreggiavano, avevano paura? Pietro guardò alle sue spalle: il capo stava cercando di negoziare, voleva che prendessero lui al posto dei suoi uomini. Al diavolo, non gli avrebbe mai permesso di fare il martire in quel modo, lui era l’unico tra di loro che meritasse di vivere, li aveva ispirati e guidati fino a quel punto, ecco, Pietro doveva salvarlo, questo pensiero gli ridiede lucidità: quella notte in cui dovevano fare la storia non si sarebbe potuta evitare qualche goccia di sangue.
All’improvviso il suo mantello si sollevò, una lama di ferro scintillò colpita dalla luna prima di calare, sibilando in avanti, contro il volto di uno dei soldati nemici: un taglio perfetto all’orecchio, un avvertimento, avrebbero capito che non scherzava.
Pietro sorrideva, beffardo, mentre il primo fiotto di sangue bagnava la terra, era pronto a combattere, a fare l’eroe, lui era lì per la gloria eterna.
Una voce alle sue spalle rimbombò fino alle viscere.
<Pietro.>
Sentì una fitta al petto.
<Rimetti la spada nel fodero, non devo forse bere il calice che il Padre mi ha dato?>
Lentamente Gesù si fece avanti e mentre lo portavano via Pietro capì: aveva appena perso molto più che la sua vita.
La vera rivoluzione era appena iniziata.